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Bastoni Animati licenza porto d'armi (sentenza)
Inviato da: BastoniAdmin di Martedì, 17 Ottobre 2006 - 01:24
A lama e sparo
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<P style="TEXT-ALIGN: center" align=center>SENTENZA N.24 ANNO 1981 <P style="TEXT-ALIGN: center" align=center>REPUBBLICA ITALIANA<P style="TEXT-ALIGN: center" align=center>In nome del Popolo Italiano<P style="TEXT-ALIGN: center" align=center>LA CORTE COSTITUZIONALE composta dai signori: Presidente Avv. Leonetto AMADEI, Giudici Dott. Giulio GIONFRIDA;Prof. Edoardo VOLTERRA; Dott. Michele ROSSANO;Prof. Antonino DE STEFANO; Prof. Leopoldo ELIA; Prof. Guglielmo ROEHRSSEN; Avv. Oronzo REALE; Avv. Alberto MALAGUGINI; Prof. Livio PALADIN; Dott. Arnaldo MACCARONE; Prof. Antonio LA PERGOLA; Prof. Virgilio ANDRIOLI;Prof. Giuseppe FERRARI ha pronunciato la seguente <P style="TEXT-ALIGN: center" align=center>SENTENZAnel giudizio sull'ammissibilità ai sensi dell'art. 2, comma primo, legge cost. 11 marzo 1953, n. 1, della richiesta di referendum popolare per l'abrogazione dell'art. 42 comma terzo (il questore ha facoltà di dare licenza per porto d'armi lunghe da fuoco e il prefetto ha facoltà di concedere, in caso di dimostrato bisogno, licenza di portare rivoltelle o pistole di qualunque misura o bastoni animati la cui lama non abbia una lunghezza inferiore a centimetri 65) del regio decreto 18 giugno 1931, n. 773 (Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza) e successive modificazioni (n. 17 reg. ref.). Vista l'ordinanza 2 dicembre 1980 con la quale l'Ufficio centrale per il referendum presso la Corte di cassazione ha dichiarato legittima la suddetta richiesta; udito, nella camera di consiglio del 14 gennaio 1981, il Giudice relatore Antonino De Stefano; uditi l'avv. Mauro Mellini, per il Comitato promotore del referendum e l'avvocato dello Stato Giorgio Azzariti, per il Presidente del Consiglio dei ministri.
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Sull'allestimento di Bastoni. Materia, Arte, Potere
Inviato da: BastoniAdmin di Lunedì, 16 Ottobre 2006 - 09:38
Mostre
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<P class=NormaleWeb2 style="MARGIN: 0cm 0cm 12pt">Testo di Roberto Zanon, foto di Pietro Cinotti<P class=NormaleWeb2 style="MARGIN: 0cm 0cm 12pt">La presentazione di una raccolta di oltre cinquecento bastoni - da passeggio, di comando, popolari, massonici, da maestro, religiosi, erotici ed etnici - è un tema singolare ed inedito per una mostra tematica. Un soggetto uniforme nella tipologia di prodotto presentato, il quale rischia, dal punto di vista dell'allestimento, di diventare monotono nel momento espositivo, schiacciando le forti potenzialità che i manufatti della collezione possiedono singolarmente.<P class=NormaleWeb2 style="MARGIN: 0cm 0cm 12pt">Come talvolta avviene però, quando si riesce a dare la soluzione a problematiche vincolanti, il progetto risultante può addirittura evolvere a modello di riferimento per la soluzione di analoghi soggetti allestitivi. È quello che è accaduto a Siena, per opera dell'architetto Stefano Amidei, con la mostra “BASTONI. Materia, Arte e Potere” all'interno della già definita partizione della sala di S. Leopoldo, nel complesso di S. Maria della Scala.<P class=NormaleWeb2 style="MARGIN: 0cm 0cm 12pt">La serie di bastoni tutti simili - perché sempre hanno lo scopo funzionale di rapportarsi alla persona umana - ma al contempo completamente diversi per rapporti dimensionali, fattura, uso e caratteristiche intrinseche (molti nascondono al loro interno degli accessori i quali, se non evidenziati nel momento comunicativo dell'esposizione, perdono il significato delle loro proprietà formali) è ben scandita e sottolineata senza trasgressioni.<P class=NormaleWeb2 style="MARGIN: 0cm 0cm 12pt">Favorendo una sequenza che pone in rassegna tutti i bastoni l'uno vicino all'altro in verticale, è stato studiato un apposito sistema di forcelle di differenti misure che li sorregge e mantiene leggermente inclinati sopra il loro baricentro. Un apparato flessibile, razionalizzato in pochi componenti realizzati in plexiglas, che si completa con i supporti per le didascalie ed alcune piccole mensole (a sostenere sia le impugnature singole e sia gli accessori che molte opere hanno a corredo) e che, ripetendosi, si aggancia ad una sorta di rastrelliera metallica fissata sul paramento verticale esistente. Un sistema di basi trapezoidali, poggianti a terra e modulate in altezza, realizzate in legno laccato grigio chiaro, ha permesso non solo di innalzare ed evidenziare i singoli manufatti, ma anche di creare un dinamismo del percorso nella disposizione planimetrica all'interno della vincolata sequenza perimetrale.<P class=NormaleWeb2 style="MARGIN: 0cm 0cm 12pt">A tale adattabile e caratterizzato “congegno” di ostensione è sovrapposto, in modo completamente autonomo e autoportante, l'impianto di protezione e di illuminazione delle opere. Un equipaggiamento questo, diventato la cornice unificante e qualificante di tutta la scenografia allestita. Una successione di vetri montati inclinati - diventando così paralleli ai bastoni interni alla teca - che segue, in pianta, i vari moduli delle pedane; tali schermi rimangono distaccati da terra tramite un profilato a cui sono ancorati due piedi regolabili, assecondando così le differenze di quota presenti sul pavimento. Superiormente i vetri sono bloccati e distanziati dal muro tramite due mensole, anch'esse regolabili in altezza e munite di staffe finali modulabili in profondità. Su quest'ultime è predisposto - internamente alla superficie vetrata, in modo da evitare riflessi anomali - il fissaggio a “ponte” di un elemento in lamiera metallica sagomata che, per inerzia di forma, rimane rigido e supporta tutti i corpi illuminanti: semplici dicroiche anch'esse regolabili il cui cablaggio corre all'interno del profilo.<P class=NormaleWeb2 style="MARGIN: 0cm 0cm 12pt">Un progetto di allestimento, questo di Siena, nel quale la risposta ai singoli problemi “museografici” e “museotecnici” viene data in modo puntuale, costruendo una sofisticata aggregazione di componenti che dialogano tra loro e che mantengono, al contempo, una propria autonomia formale dell'insieme. Un apparato che ricorda però la regola di “scomparire” in funzione del prodotto che viene posto in mostra. L'offerta cioè di una struttura non invasiva, completamento necessario e sufficiente affinché la raccolta esposta possa trovare una valenza sinergica e in cui le singole peculiarità di ogni bastone possano comunque emergere senza prevaricazioni<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt">
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Licenza di porto d'arma per difesa personale
Inviato da: BastoniAdmin di Lunedì, 16 Ottobre 2006 - 09:36
A lama e sparo
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<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><SPAN class=standard1><SPAN lang=EN-GB style="FONT-SIZE: 10.5pt; mso-ansi-language: EN-GB"><FONT face=Arial>Norme:<SPAN lang=EN-GB style="FONT-SIZE: 10.5pt; FONT-FAMILY: Arial; mso-ansi-language: EN-GB"><SPAN class=standard1>Art. 42 TULPS<SPAN class=standard1>Art. 61 e segg. <SPAN class=standard1><FONT face=Arial>Reg. TULPS <P class=testo style="MARGIN: auto 0cm">La licenza di porto d'armi corte o la licenza di porto di bastone animato per difesa personale vengono rilasciate dal prefetto "in caso di dimostrato bisogno". La licenza di porto di fucile per difesa personale viene rilasciata dal questore. Trattasi di tre licenze diverse e quindi chi ha licenza di porto di pistola non può portare fucili o bastoni animati.<P class=testo style="MARGIN: auto 0cm">La legge non dice che il bisogno debba essere esclusivamente quello di difendersi, ma nella pratica così è stato inteso e quindi la norma viene letta come se dicesse "in caso di dimostrato bisogno di difendersi". In altri paesi europei è possibile ottenere la licenza di porto d'arma corta anche per uso venatorio, in quanto in certe cacce la pistola viene usata per il colpo di grazia al selvatico. Il concetto di difesa comprende non solo la difesa da aggressioni da parte di altre persona, ma anche da animali e perciò potrebbe ottenere la licenza, ad esempio, chi ha a che fare con animali pericolosi (circo, zoo-safari, ecc.).<P class=testo style="MARGIN: auto 0cm">In proposito si può osservare che l'art. 73 Reg. TULPS, nell'indicare le persone che possono portare armi senza licenza, precisa che tale facoltà è concessa solo "ai fini della difesa personale". Da ciò si potrebbe dedurre che chi è munito di regolare licenza a pagamento, può portare l'arma anche per diverse esigenze. <P class=testo style="MARGIN: auto 0cm">La nozione di dimostrato bisogno è necessariamente molto elastica (anzi, è troppo elastica!) e quindi il rilascio della licenza viene lasciato alla discrezionalità del prefetto, purtroppo variabile da persona a persona e da provincia a provincia. Una elementare esigenza di trasparenza amministrativa richiederebbe che il Ministero fissasse dei criteri guida a cui i prefetti debbono attenersi, individuando, ad esempio, quelle categorie di cittadini che sono, per natura, esposte ad un particolare rischio.<P class=testo style="MARGIN: auto 0cm">Nella prassi le persone che possono sperare di ottenere una licenza di porto d'armi sono:<P class=testo style="MARGIN: auto 0cm">- persone che portano sovente valori, quali rappresentanti di gioielli, impiegati addetti a prelevare o versare somme rilevanti;<P class=testo style="MARGIN: auto 0cm">- persone che hanno in negozio valori, quali gli orefici;<P class=testo style="MARGIN: auto 0cm">- commercianti che per necessità del loro commercio si trovano a dover portare con sé grosse somme di danaro;<P class=testo style="MARGIN: auto 0cm">- persone soggetto a rischio di sequestro;<P class=testo style="MARGIN: auto 0cm">- persone che svolgono attività che le espongano a particolari rischi di aggressione o vendetta (ad esempio ufficiali giudiziari, tassisti).<P class=testo style="MARGIN: auto 0cm">Il prefetto terrà conto, oltre che della condizione personale, anche della particolare situazione ambientale: negozio o abitazione isolata, necessità di attraversare quartieri malfamati, zona con alto indice di criminalità.<P class=testo style="MARGIN: auto 0cm">In molti casi il prefetto richiede che l'istante dimostri di possedere elevati redditi, che giustifichino i suoi timori di essere rapinato. La richiesta non è corretta perché ciò che conta non è il reddito ma il possesso di consistenti somme di danaro: ad esempio, con i prezzi attuali dei carburanti, un benzinaio si trova alla sera ad essere un appetibile bersaglio per una rapinatore, pur senza essere una persona abbiente.<P class=testo style="MARGIN: auto 0cm">La mancanza di una qualsiasi normativa, fa sì purtroppo che molti cittadini si creino la convinzione che i prefetti si lascino guidare più da valutazioni personali che da un oggettiva valutazione delle situazioni individuali.<P class=testo style="MARGIN: auto 0cm">Si è posto il problema se i periti balistici possano invocare un particolare bisogno ad ottenere la licenza di porto d'armi (altra ipotesi di bisogno diverso dalla difesa personale).<P class=testo style="MARGIN: auto 0cm">La qualifica di perito balistico non attribuisce alcuna facoltà speciale in ordine al porto ed alla detenzione di armi e munizioni. Sorge però il problema se egli abbia o meno diritto ad ottenere una licenza di porto di pistola che lo abiliti a compiere tutte quelle operazioni peritali che prevedono l’impiego di armi e munizioni. <P class=testo style="MARGIN: auto 0cm">Ora, la sola iscrizione in un albo dei periti non è indubbiamente circostanza tale da legittimare di per sé ad ottenere una licenza di porto di pistola. Diversa invece la risposta per i periti che effettivamente effettuano perizie per l’autorità giudiziaria.<P class=testo style="MARGIN: auto 0cm">Essi infatti:<P class=testo style="MARGIN: auto 0cm">1) Sono persone capaci nel maneggio delle armi e che danno ogni affidamento di essere persone serie che non abuseranno della licenza, perché altrimenti i giudici non li nominerebbero e non affiderebbero loro armi di ogni genere, anche da guerra.<P class=testo style="MARGIN: auto 0cm">2) Hanno necessità di prendere in consegna dalla giustizia armi, munizioni ed esplosivi e di recarsi con esse in laboratori, poligoni, luoghi privati, per prove ed esperimenti; tutte attività che implicano la necessità di sparare con le armi, vale a dire di "portarle".<P class=testo style="MARGIN: auto 0cm">3) Hanno necessità di impiegare, a fine di sperimentazione, anche armi e munizioni diverse da quelle costituenti corpo di reato. <P class=testo style="MARGIN: auto 0cm">Dico questo perché secondo certi teorici, che neppure sanno come si fa una perizia, il perito potrebbe prendere l’arma e le munizioni dategli dal giudice e detenerle ed usarle per l’espletamento della perizia, senza bisogno di altra autorizzazione. Questa tesi confonde la detenzione con l’uso dell’arma. È vero che il perito non deve denunziare l’arma (perché la detenzione risulta già da atti pubblici) ed è vero che egli può trasportare l’arma al proprio domicilio o laboratorio senza altra autorizzazione (implicita anch’essa nel provvedimento di consegna del giudice), ma è altrettanto vero che egli non può "portare" l’arma fuori da tali luoghi: se non ha la licenza di porto d’armi non è neppure accertato che egli abbia l’idoneità fisica (vista, udito, riflessi, ecc.) richiesti e perciò nessun giudice lo può autorizzare ad andare a sparare all’aperto senza l’osservanza delle norme amministrative; eppure questa è un’attività spesso indispensabile quando si devono ricostruire traiettorie, si deve accertare l’udibilità di spari, si devono identificare e confrontare tracce lasciate da proiettili, si deve ricostruire la scenda del delitto ecc.). Ed è del tutto ovvio che per fare raffronti si devono usare anche armi diverse da quelle corpo di reato, specialmente se l’arma del delitto non è stata rinvenuta, cosa più che frequente! Armi quindi che il perito deve acquisire, trasportare, detenere, impiegare (= portare) e per cui deve poter acquistare le munizioni: tutte attività per cui è necessario disporre di una licenza di porto e che il giudice non può di certo autorizzare, invadendo le competenze della pubblica amministrazione.<P class=testo style="MARGIN: auto 0cm">4) Sono persone che, essendo collaboratori della Giustizia, si trovano ad essere esposti ai medesimi pericoli a cui sono esposti magistrati e cancellieri e che pertanto hanno anche l’esigenza di difendersi.<P class=testo style="MARGIN: auto 0cm">Quanto detto trova conferma nel DM 24 marzo 1994 n. 371, che indica tra le persone che hanno diritto alla licenza di porto d’armi gratuito, in quanto esposti a "grave rischio per l’incolumità personale", gli addetti alle cancellerie civili e penali, i medici, psicologi, assistenti sociali, insegnanti che hanno a che fare con detenuti, i tecnici e il personale scientifico civile che lavora presso i laboratori della pubblica sicurezza. È chiaro quindi che lo stesso Ministero dell’Interno ha ritenuto che i proprio periti balistici, anche estranei alla pubblica amministrazione, anche non appartenenti alle Forze di polizia (come recita la lett. f del citato decreto), hanno più che diritto di andare armati, tanto da poter persino essere esentati dal pagamento della tassa. <P class=testo style="MARGIN: auto 0cm">Si deve quindi concludere che la qualità di perito balistico effettivamente operante rappresenta un valido motivo per richiedere ed ottenere la licenza di porto d’armi corte.<P class=testo style="MARGIN: auto 0cm">Originariamente la licenza era diversa a seconda che si richiedesse di portare una pistola o una rivoltella! Ora la distinzione è stata abolita e la licenza abilita a portare ogni tipo di arma da fuoco corta.<P class=testo style="MARGIN: auto 0cm">Chi è munito di licenza di porto di arma corta non è legittimato a portare armi lunghe (disposizione priva di ogni logicità). Per contro la licenza abilita al trasporto di qualsiasi tipo di arma propria, con il limite di sei armi comuni da sparo per ogni trasporto.<P class=testo style="MARGIN: auto 0cm">La licenza abilita a portare anche più di un'arma, il che non è uno sfizio di fanatici, ma, in caso di situazioni veramente pericolose, è una precauzione consigliabile (è infatti prassi molto in uso tra i poliziotti americani che facilmente si trovano ad essere rapinati dell'arma alla cintura). La nostra legge vieta però di detenere più di tre armi corte da difesa fuori collezione e quindi il numero massimo di armi corte portabili è di tre.
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Uomo, Memoria,Territorio, da Piemonte Parchi
Inviato da: BastoniAdmin di Domenica, 15 Ottobre 2006 - 06:16
Storiesuibastoni
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<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify">Albero meraviglioso e utilissimo, il castagno: non solo ci fornisce gustosi frutti e legno pregiato, ma anche i suoi rami risultano preziosi. Opportunamente scelti e lavorati, si trasformano in bastoni da passeggio e da escursioneSi tratta di una produzione artigianale diffusa in passato, che oggi vede ancora aziende in piena attività. Una di queste è la Fabrique de cannes B. Boursier a Entre deux Guiers, piccolo paese dell'Isère. Un'azienda familiare fondata nel 1898, che da sei generazioni produce bastoni. I sei addetti producono 60.000 pezzi all'anno, in diverse varianti: con il manico ricurvo, oppure diritti e con un laccio in cuoio, semplici o con scolpito un gufo reale, simbolo del Parc régional de la Chartreuse. La ditta Boursier è stata infatti la prima a ottenere il "marchio del parco" nel 1999. Difficile immaginare che un bastone di castagno richieda ben 32 fasi di fabbricazione, spesso realizzate ancor oggi con vecchi attrezzi, frutto dell'inventiva della dinastia Boursier.Un lavoro davvero artigianale, per un prodotto che non teme la concorrenza dei tecnologici bastoncini telescopici: camminare per antichi sentieri con un bastone in legno di castagno regala sensazioni d'altri tempi
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IL DANDY, Il Bastone da Passeggio
Inviato da: BastoniAdmin di Domenica, 15 Ottobre 2006 - 06:10
Storiesuibastoni
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Nota: <P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt">Jean Cocteau (1889 – 1963): per interi decenni figura emblematica del dandy negli anni Venti. Amico di tutti gli artisti della Parigi dell'epoca, da Derain a Picasso, da Matisse a Man Ray, seppe farsi ben presto un nome nell'ambiente della buona società accompagnando i ricchi borghesi a visitare gli atelier dei vari pittori, anche se questi ultimi non erano troppo d'accordo. Molto chiaccherata la sua relazione col giovanissimo Raymond Radiguet, scrittore in erba che Cocteau coltivava strenuamente dicendo d'aver scoperto un grande artista. Radiguet scrisse alcuni racconti, un romanzo ("Il diavolo in corpo"), e vendette alcuni suoi disegni, prima di morire tragicamente. Cinque anni dopo Cocteau, già oppiomane, dopo la morte di Raymond entrò in una clinica per disintossicarsi, e ci rimase per un lungo periodo, scrivendo "Oppio", sorta di diario in cui ritrova la condizione visionaria poetica che al tempo ispirò Rimbaud e Baudelaire; Cocteau non ama disintossicarsi dall'oppio, ma presto si convince del contrario capendo che anche la droga era diventata un dogma, una prigione dalla quale doveva uscire, in un modo o nell'altro; egli infatti stima l'oppio considerandolo, come Baudelaire, una sostanza che per le menti poetiche è mezzo d'astrazione dal tempo e dallo spazio, un meraviglioso modo per viaggiare nel proprio intelletto. Diceva: "Non sono un disintossicato fiero del suo sforzo. Mi vergogno di essere cacciato da un mondo davanti al quale la salute sembra ai brutti film in cui dei ministri inaugurano una statua"; e, a fine cura: "Guarito, mi sento voto, povero, scorato, malato, ondeggiato. Esco dopodomani dalla Clinica. Uscire dove?".<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"> <P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt">Poeta, scrittore, pittore, regista cinematografico e teatrale, scrisse drammi e balletti, spesso musicati da Igor Stravinsky (1882-1971), o da qualcuno del 'Gruppo dei Sei', una associazione di sei giovani musicisti (Darius Milhaud, Georges Auric, Francis Poulenc, Arthur Honegger, Germaine Tailleferre, Louis Durey) in opposizione sopratutto alla musica espressionista, ispirati musicalmente da Eric Satie e poeticamente dallo stesso Cocteau, che scrisse anche il libro che viene tuttora guidicato il loro manifesto: "Il gallo e l'arlecchino".
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